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Storia

La storia della Roma in 10 momenti che hanno cambiato tutto

Dalla fondazione nel 1927 alla notte di Liverpool, dieci capitoli che hanno forgiato l'identità di un club e di una città.

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Redazione Magica Roma

14 maggio 2026

Lo stadio Olimpico di Roma visto dall'alto
Lo stadio Olimpico di Roma visto dall'alto

Alcune storie non invecchiano. Anzi, con il tempo crescono, si arricchiscono di strati, diventano mito. La storia dell’AS Roma è una di queste: novant’anni di calcio italiano che corrispondono a novant’anni di vita della città, con le sue grandezze e le sue frustrazioni, i suoi capolavori e le sue tragedie.

Ecco dieci momenti che — per i tifosi romanisti di ogni generazione — hanno cambiato il significato di essere giallorosso.

1. La fondazione (1927): i romani volevano una sola squadra

Il 22 luglio 1927, nella sede della Federazione Italiana Giuoco Calcio, nasce ufficialmente l’Associazione Sportiva Roma dalla fusione di tre club romani: Fortitudo-Pro Roma, Roman FC e Alba-Audace. Il fascismo voleva che ogni grande città avesse una sola squadra rappresentativa, e Roma non poteva fare eccezione. I colori scelti sono quelli della città: giallo e rosso, come il gonfalone del Campidoglio. La Lupa Capitolina come simbolo. Una squadra concepita come rappresentanza civica prima ancora che calcistica.

2. Il primo Scudetto (1942): vincere in guerra

In piena Seconda Guerra Mondiale, mentre l’Italia bruciava e le partite si giocavano davanti a tribune semivuote per i bombardamenti, la Roma conquista il suo primo titolo nazionale. Allenatore Alfredo Falcao, stella Amedeo Amadei, soprannominato “er pupone” (sì, prima di Totti). Quello scudetto è una macchia di colore in un grigio di paura e distruzione. I romani lo ricordano come il titolo rubato al tempo.

3. L’era Liedholm e il sogno degli anni ‘80

Nils Liedholm torna sulla panchina romanista nel 1979 e costruisce la squadra più bella della storia del club. Con Falcao e Cerezo in mediana, Pruzzo centravanti, Conti ala, Di Bartolomei capitano e anima, la Roma vince lo Scudetto 1983 e raggiunge la finale di Coppa dei Campioni nel 1984. Una squadra di calcio totale, amata non solo in Italia. Il centrocampo brasiliano di quella Roma è entrato nella mitologia del calcio europeo.

4. La notte di Velez Sarsfield (1986): una coppa, finalmente

L’8 maggio 1986, la Roma batte l’Hellas Verona in finale di Coppa Italia. Non è un titolo europeo, ma è una coppa che arriva dopo anni di secondo posto. La tifoseria esplode. Piccolo, rispetto a quello che verrà. Ma a volte le vittorie minori contano quanto le grandi.

5. La notte dell’Olimpico: finale di Coppa dei Campioni 1984

Quella finale va nominata separatamente, perché è la ferita più profonda della storia romanista. Roma ospita la finale contro il Liverpool — privilegio rarissimo giocare la finale di casa propria. Finisce 1-1, si va ai rigori. Di Bartolomei tira per primo: gol. Poi Graziani, Conti, Righetti. La Roma sbaglia tre rigori su quattro. Il Liverpool vince la sua quarta Coppa dei Campioni. In tribuna, Agostino Di Bartolomei piange. I romanisti ancora oggi ricordano dove erano quella notte.

6. Capello e la grande Roma degli anni ‘90

Fabio Capello allena la Roma dal 1999 al 2004 (con una breve parentesi alla Juventus nel mezzo) e porta in sponda giallorossa il secondo Scudetto del club, nel 2001. La squadra è un concentrato di campioni: Totti come seconda punta fantasiosa, Batistuta centravanti di classe mondiale, Emerson mediano, Cafu terzino destro. Quello scudetto vince non con la bellezza ma con la solidità — un capolavoro di calcio pragmatico in un’era italiana dominata dalle grandi del nord.

7. Totti: il capitano eterno

Francesco Totti merita un punto da solo. Non per il palmares — uno scudetto e qualche coppa — ma perché Totti è la Roma più di qualunque altro giocatore nella storia del club. Nato in borgata a Porta Metronia, tifoso romanista da bambino, capitano per vent’anni, Totti ha rifiutato Real Madrid, Chelsea, Manchester United e ogni altra grande d’Europa che lo corteggiava. Aveva capito — o forse semplicemente sentiva — che la Roma non è un club: è una città. E lui era quella città.

8. La notte del Barcellona (2018): il terzo gol

Pochi momenti nella storia calcistica italiana recente hanno avuto l’intensità emotiva di quella che i romanisti chiamano semplicemente “la rimonta”. L’AS Roma, sotto 4-1 dalla gara di andata con il Barcellona nei quarti di Champions League, ribalta il risultato all’Olimpico: 3-0, con gol di Dzeko, Manolas e De Rossi su rigore. Il Barcellona di Messi è fuori. L’Olimpico esplode. Il mondo si accorge di Roma.

9. De Rossi: un’altra storia d’amore

Daniele De Rossi. Terzogenito del romanismo puro, mediano di centrocampo con un cuore da centravanti. Anche lui romano di Roma, anche lui fedele quando poteva andare altrove. La sua storia con la Roma è intrecciata a quella di Totti, ma ha un carattere diverso: più aspro, più difensivo, più tattico. De Rossi è il capitano che porta la squadra in guerra. Il suo addio nel 2019 — a fine contratto, senza cerimonia — è stato uno degli addii più malinconici della storia del club.

10. La Conference League (2022): la prima coppa europea

Il 25 maggio 2022, a Tirana, la Roma di José Mourinho batte il Feyenoord 1-0 nella finale di UEFA Conference League con un gol di Nicolò Zaniolo. Cinquantotto anni di storia europea senza un trofeo. Poi, finalmente, una coppa. Non la più importante — la Conference è la terza competizione UEFA — ma la prima. In città è esplosa una festa che alcuni paragonano all’unico scudetto vinto lontano da Roma, quello del 2001. Il paradosso romanista: la vittoria più modesta genera la gioia più assoluta.


La storia dell’AS Roma è ancora in corso. Alcuni capitoli li stiamo già vivendo, anche se non lo sappiamo ancora.

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