La fascia e il peso che porta con sé

Essere capitano della Roma non è mai stato un incarico semplice. La fascia porta con sé aspettative enormi, critiche pronte al minimo errore, e quella pressione tipica della Capitale che non lascia scampo ai momenti di difficoltà. Lorenzo Pellegrini lo sa meglio di chiunque altro.

Romano, 29 anni, cresciuto nel vivaio giallorosso e ritornato dopo la parentesi Sassuolo, Pellegrini è il simbolo di quella Roma che sceglie i propri figli per guidarla. Con la nuova gestione Gasperini, molti si chiedevano quale fosse il suo posto nel sistema. La risposta è arrivata sul campo.

Il gol che vale una stagione

Il 21 settembre 2025, 4ª giornata di Serie A, Stadio Olimpico. Roma contro Lazio — il derby della Capitale, quello in cui i punti valgono il doppio e l’orgoglio conta quanto i tre in classifica.

Al 38° minuto, Pellegrini segna. Risultato finale: Roma 1-0 Lazio.

Un solo gol, una sola partita, eppure quel momento racconta molto della stagione. È il capitano che si prende la responsabilità nel momento più visibile, nel match che tutto l’ambiente aspettava. Non un fuoriclasse straniero, non un acquisto da titoli di giornale. Il ragazzo di Roma, con la fascia al braccio.

Come Gasperini lo ha ridisegnato

Nel sistema di Gasperini, Pellegrini gioca come mezzala destra in un centrocampo a tre. Il suo compito non è più quello del regista moderno che gira la palla, ma quello del giocatore dinamico che alterna corse in avanti, inserimenti e recupero palla. Un ruolo più atletico, più verticale, che ha richiesto adattamento.

La sua qualità tecnica — il lancio preciso, il tocco in velocità, la lettura anticipata del pressing avversario — si è rivelata perfetta per il gioco che il tecnico chiedeva. Pellegrini non è il primo in classifica per gol o assist, ma è tra i giocatori con più presenza nelle azioni chiave della manovra giallorossa.

Questa trasformazione merita una riflessione più ampia. Per anni Pellegrini era stato identificato come il trequartista classico, il giocatore da mandare nella zona di rifinitura per pescare l’assist o calciare da fuori. Gasperini ha letto le sue caratteristiche in modo diverso, chiedendogli di abbassare il baricentro e di sporcarsi di più le mani nella fase di non possesso. È un’evoluzione che non tutti i giocatori in carriera accettano volentieri, perché impone di rinunciare a parte della propria comfort zone. Pellegrini, invece, l’ha abbracciata. E forse è proprio in questa disponibilità a cambiare pelle che si misura la differenza tra un buon giocatore e un capitano vero.

La continuità, la sfida più difficile

C’è un tema che accompagna Pellegrini da sempre, ed è quello della continuità. Il talento non è mai stato in discussione: chi lo ha visto giocare sa che la qualità nel piede c’è, eccome. La vera battaglia, semmai, è stata quella di restare costante, partita dopo partita, mese dopo mese, senza le pause che in passato gli erano costate critiche e momenti di sfiducia.

La stagione 2025-26 ha mostrato un Pellegrini più maturo anche da questo punto di vista. Non si tratta solo dei gol o degli assist, ma della capacità di esserci, di reggere il ritmo di un sistema fisicamente esigente come quello di Gasperini, di non sparire nei momenti di difficoltà collettiva. Per un giocatore che ha convissuto a lungo con problemi fisici e con il peso delle aspettative, questa solidità è forse il dato più significativo di tutti.

Un capitano per i momenti difficili

La Roma nel 2025-26 ha attraversato momenti complicati. L’eliminazione in Europa League agli ottavi contro il Bologna — 3-4 dopo i tempi supplementari, in casa — è stata una di quelle serate in cui un ambiente può cedere. Il capitano è quello che non crolla, che tiene insieme i pezzi, che parla nello spogliatoio e fuori dal campo.

Pellegrini ha fatto esattamente questo. Non con la retorica dei post sui social, ma con il lavoro quotidiano e con la presenza nei momenti che contano.

La Roma e i suoi figli

C’è una narrativa che torna spesso nelle grandi squadre: quella dei calciatori cresciuti nel club, che conoscono il peso della maglia e per questo la indossano diversamente dagli altri. A Roma, questa narrativa ha nomi precisi — Totti, De Rossi, Florenzi — e Pellegrini si è guadagnato il diritto di essere in questa lista.

Non è un paragone facile da reggere. Pellegrini lo sa. Ma la stagione 2025-26 ha dimostrato che il capitano è cresciuto, che il sistema giusto può esaltare le sue qualità, e che Roma, quando ha bisogno di qualcuno che si faccia carico del momento difficile, può contare su di lui.

Il derby. Il gol al 38’. La fascia che non ha mai vacillato.

È quella la stagione di Lorenzo Pellegrini.

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PellegrinicapitanoderbySerie A 2025-26
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